Progetto

Casa Artemisia inizia l’accoglienza nella primavera del 2014 e nasce come progetto maturato dalla sensibilità, dall’esperienza e dal sentire dell’importante componente femminile della Cooperativa Mirafiori, di cui la maggioranza dei soci è donna. L’esperienza pluridecennale della Cooperativa al fianco di minori e famiglie in difficoltà l’ha sempre messa in contatto con storie faticose di donne e di nuclei familiari, e con la loro sofferenza portata nelle nostre comunità, nella relazione di cura e d’aiuto dai loro figli minori.
Per la Cooperativa Mirafiori dare vita ad una risorsa per le donne, uno spazio per loro, per ‘fare il punto’ e per riprendere in mano la propria vita, non solo è un passaggio culturale, ma anche una “naturale” evoluzione delle proprie risorse interne rivolte ai minori.

Le donne ci contattano in diverse modalità
Attraverso il numero verde o attraverso altri servizi territoriali della Città di Torino o contatti informali che conoscono Casa Artemisia.

Le loro storie sono molto diverse tra loro
Alcune hanno subito violenza fisica da esterni o da componenti del nucleo familiare, sono seguite anche da altri servizi e trovano in Casa Artemisia una casa sicura.
Altre hanno subito violenze psicologiche importanti, da parte del partner o di altri componenti del nucleo familiare.
Altre percepiscono la pericolosità della situazione per sé e i propri figli.
Alcune sono straniere (la maggioranza), altre italiane.
Qualcuna ha fatto denuncia, altre no.

La fascia d’età e provenienza
È molto differenziata: dai 21 anni ai 70, così come la loro provenienza che non sempre è la città di Torino.

Tempo di permanenza
Il modo con cui viene usata e vissuta Casa Artemisia dalle donne è molto diverso per ciascuna.
Anche il loro tempo di permanenza è molto diversificato, ha obiettivi diversi per ciascuna.
Alcune donne arrivano a Casa Artemisia con i loro figli, perché quando è possibile questo è permesso.

Altre non entrano a Casa Artemisia, si accontentano di una lunga telefonata, di un incontro o due in cui poter parlare di quello che stanno vivendo.
Altre non sopportano l’idea di dover lasciare la propria casa e i propri figli, anche se grandi.

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